Il governo Prodi non solo fa fuggire i capitali, ma anche i cervelli. Ad ammetterlo sono persino i Ds; nel corso di un convegno di partito sulla ricerca, infatti, è emerso che, dopo l’India, è l’Italia il Paese da cui parte il maggior numero di ricercatori diretti verso gli Stati Uniti. Per fronteggiare questa situazione, il ministro dell’Università Fabio Mussi ha assicurato l’applicazione della legge che prevede il rientro di 400 ricercatori dall’estero. Al momento, però, del finanziamento di questa legge non si vede traccia, e “la delusione per quei tanti che ci hanno creduto”, che Mussi voleva evitare, è ora come ora l’unica realtà. Ad oggi, l’unico sistema di accesso alle carriere universitarie che il governo di sinistra concepisce sembra essere quello che Enrico Panini della Cgil ha riassunto in una dichiarazione: “un'unica forma di lavoro con cui avviare i giovani ad un’attività didattica e di ricerca”. In poche parole…il merito sparisce e i baroni ingrassano.
Come Studenti per le Libertà crediamo che l’unico metodo per garantire il rilancio del nostro sistema di ricerca sia quello di un reclutamento basato su criteri meritocratici, con concorsi a livello nazionale e contratti a termine alla scadenza del quale l’aspirante al rinnovo ha la possibilità –e il dovere- di dimostrare il proprio apporto scientifico. Il modello, insomma, portato avanti dal governo Berlusconi e avversato dall’opposizione di allora.
Questo è l’unico sistema che possa garantire la premialità del merito. Continuare ad applicare le logiche di “selezione” sindacali, come fa la sinistra, avrà come unico risultato quello di rendere perenne la subordinazione delle carriere universitarie alla logica del clientelismo e della rincorsa al favore delle elites culturali che spadroneggiano nei vari atenei. Con la conseguente “fuga” all’estero.
Come Studenti per le Libertà crediamo che l’unico metodo per garantire il rilancio del nostro sistema di ricerca sia quello di un reclutamento basato su criteri meritocratici, con concorsi a livello nazionale e contratti a termine alla scadenza del quale l’aspirante al rinnovo ha la possibilità –e il dovere- di dimostrare il proprio apporto scientifico. Il modello, insomma, portato avanti dal governo Berlusconi e avversato dall’opposizione di allora.
Questo è l’unico sistema che possa garantire la premialità del merito. Continuare ad applicare le logiche di “selezione” sindacali, come fa la sinistra, avrà come unico risultato quello di rendere perenne la subordinazione delle carriere universitarie alla logica del clientelismo e della rincorsa al favore delle elites culturali che spadroneggiano nei vari atenei. Con la conseguente “fuga” all’estero.