PROGRAMMA ELETTORALE
16-17 maggio 2007
La persona deve essere posta al centro del processo educativo e di transizione alla vita attiva nelle Università in cui ci sia:
+ dialogo con il mondo del lavoro
organizzazione degli uffici di placement previsti dalla legge Biagi per offrire agli studenti servizi di orientamento e collocamento e garantire un canale di dialogo con il mercato del lavoro; sviluppare le alte professionalità attraverso la collaborazione tra università ed aziende qualificate;
+ opportunità per tutti
borse di studio e borse formative legate al merito e alle condizioni reddituali dei singoli che diano la possibilità ai giovani di arricchire il proprio piano di studi anche con la partecipazione a stage e moduli formativi in altre sedi, in Italia o all’estero;
+ mercato
cancellazione del valore legale della laurea; potenziamento della funzione di intermediazione dell'Università tra domanda e offerta di lavoro, avvalendosi degli strumenti previsti nella legge Biagi; apertura al mondo dell'impresa e al mercato degli organi di autogoverno e dei servizi per gli studenti; piena autonomia degli Atenei nel reperire risorse, nel fissare le tasse di iscrizione e la retribuzione dei docenti;
+ competizione
pubblicazione, ogni anno, di un rapporto di valutazione sull'attività svolta dai singoli Atenei sulla base di parametri oggettivi; garantire effettivamente il diritto allo studio, riconoscendo borse di studio, esenzioni o riduzioni delle tasse agli studenti meritevoli e bisognosi;
+ competenza
individuazione di criteri selettivi di qualità a cui devono rispondere gli Atenei per continuare a svolgere la loro attività; estensione ai docenti di ruolo della normativa del contratto individuale, con scadenza poliennale e rinnovabile, ora prevista per gli alti dirigenti della PA; limitare la docenza a contratto ai casi nei quali essa sia effettivamente necessaria, come i corsi ad alto carattere professionalizzante, e garantire ad essa un compenso tale da costituire interesse anche per i professionisti più blasonati;
+ iniziativa privata
sostenere Fondazioni, Enti di ricerca, associazioni imprenditoriali ed altri soggetti che stilino punteggi e classificazioni delle istituzioni scolastiche e universitarie per fornire delle Guide alle famiglie, con informazioni sulle sedi e sui percorsi di studio;
+ qualità
Impedire una selvaggia prolificazione dei corsi di laurea e scoraggiare la creazione di "doppioni" tra università vicine.
FUGA DI CERVELLI
Come Studenti per le Libertà crediamo che l’unico metodo per garantire il rilancio del nostro sistema di ricerca sia quello di un reclutamento basato su criteri meritocratici, con concorsi a livello nazionale e contratti a termine alla scadenza del quale l’aspirante al rinnovo ha la possibilità –e il dovere- di dimostrare il proprio apporto scientifico. Il modello, insomma, portato avanti dal governo Berlusconi e avversato dall’opposizione di allora.
Questo è l’unico sistema che possa garantire la premialità del merito. Continuare ad applicare le logiche di “selezione” sindacali, come fa la sinistra, avrà come unico risultato quello di rendere perenne la subordinazione delle carriere universitarie alla logica del clientelismo e della rincorsa al favore delle elites culturali che spadroneggiano nei vari atenei. Con la conseguente “fuga” all’estero.
IL FUTURO DEI GIOVANI
Facilitare l’accesso al lavoro
Gli Studenti per le Libertà hanno sempre ritenuto necessario potenziare i servizi di placement e di orientamento al lavoro previsti dalla legge Biagi, in modo che l’Università partecipi attivamente nell’accompagnare lo studente durante la delicata fase di accesso al mondo del lavoro.
Una formula, questa, che unisce qualità di insegnamento ad attenzione verso la realtà produttiva e gli ambienti professionali e che è stata proposta nel corso di una relazione anche dal professor Mario Caligiuri, professore di Pedagogia della Comunicazione all’Università della Calabria. Il docente, invocando “corsi di laurea di eccellenza e l’utilizzo della Legge Biagi per creare un rapporto permanente tra università e mercato del lavoro” dimostra che un cambiamento del sistema attuale, possibile solo se si guarda alle dinamiche di mercato, è ritenuto necessario anche da una buona parte degli “operatori interni”. Tutti i più recenti studi statistici dimostrano che il passaggio tra l’università e il mondo del lavoro è sempre più difficile proprio perché la formazione universitaria non dà adeguate risposte alle richieste del mercato.
A questo proposito, altro aspetto che i giovani azzurri ritengono fondamentale da riformare è il sistema di finanziamenti privati. Un sistema nuovo deve necessariamente tendere verso la premialità di quei progetti di ricerca e di insegnamento davvero innovativi. A questo proposito, sarebbe utile ispirarsi al modello americano, in cui le più grandi aziende hanno un ruolo attivo (sia economico sia di indirizzo) nella istituzione di nuovi corsi. Continuare, come spesso ha fatto il ministro Mussi, a pretendere che gli imprenditori investano “alla cieca” su un sistema rigido e lontano dalle logiche di mercato, significa rifiutarsi di affrontare i veri problemi che stanno alla base dell’inefficienza della nostra università.