La limitazione della visita del presidente americano Bush a Roma “è una cosa che mi addolora ed è colpa della sinistra anti-americana”, così il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, in visita elettorale a Genova.
“Mi dispiace perché capita durante la visita del presidente di una grande democrazia che ci ha ridato libertà e dignità. Mi vergogno e mi addoloro”. Berlusconi ha quindi messo di nuovo nel mirino la politica estera del presidente del Consiglio Prodi, sottolineando come “l’inaccettabile” cambio di programma della visita di Bush evidenzia che “stiamo perdendo credibilità e questo Governo sta riportando l’Italia ad essere una Italietta senza più una politica estera”.
L’ex premier ha confermato l’intenzione di andare dal presidente della Repubblica per rappresentargli “l’emergenza democratica” del Paese.
“Andremo a rappresentare - ha detto il leader di Forza Italia nel corso di una passeggiata nel centro di Genova in vista del ballottaggio per le amministrative - una situazione che, secondo noi, non può continuare così com’è”.
“Andrà chi vorrà”, ha aggiunto Berlusconi, sottolineando che “se qualcuno si mette fuori dal blocco liberale sono fatti suoi”. Il Cavaliere è convinto però che alla fine anche gli altri alleati lo seguiranno.
“Non andrò da solo al Quirinale, state tranquilli” ha rassicurato i cronisti che lo interrogavano in proposito. “Io salirò al Quirinale e sono sicuro che ci saranno anche i leader che si riconoscono nella battaglia per la libertà”. “Poi - ha concluso - se non vanno peggio per loro”.
“A Genova trovo malcontento, come in tutte le località d’Italia in cui sono stato. Oggi c’è una sfiducia profonda nell’operato di questo governo”.
“Gli italiani - ha proseguito Berlusconi - hanno la consapevolezza di essere in balia dell’estrema sinistra, che continua a fondare le proprie decisioni su un’ideologia veteromarxista condannata dalla storia”.
Sono in corso attacchi alla famiglia e al Vaticano che è limitato nella propria libertà di espressione. È la denuncia di Silvio Berlusconi secondo il quale “la Chiesa non può esprimere le proprie opinioni se non all’interno degli edifici di culto, mentre vengono condotti attacchi alla famiglia. Tutto va in una direzione contraria a quella liberale”.
Silvio Berlusconi ripropone la sua ricetta per uscire dalla “emergenza democratica” in cui versa il Paese: un governo a tempo, anche di sinistra, che dopo aver riformato la legge elettorale porti il Paese al voto.
Il leader di Forza Italia conferma dunque il no all’ipotesi di un governo istituzionale, ma risponde anche a Lorenzo Cesa, che mette in dubbio la sua volontà di mandare a casa Prodi, definendo “vergognoso” e “arrogante” l’atteggiamento dell’esecutivo.
Difende Massimo D’Alema, bollando come “veleni” le indiscrezioni di stampa sull’esistenza di un conto segreto intestato al ministro degli Esteri. “Gli faccio gli auguri - dice - sono convinto che tutto finirà nel nulla”.
Ma è contro il governo che Berlusconi concentra la sua attenzione. “Quello di ieri in Senato - dice facendo riferimento al voto sul caso Visco-Speciale - è l’ultimo atto vergognoso e arrogante celebrato da questo governo che non rispetta l’autonomia di un corpo militare dello Stato”. Anche di questo, aggiunge, il centrodestra intende parlare con il capo dello Stato.
Il Cavaliere infatti ribadisce l’intenzione della CdL di salire al Quirinale, pur precisando che di questo deve ancora discutere con gli alleati.
Tuttavia, si dice certo che un colloquio con Giorgio Napolitano sia indispensabile, tanto da confermare che la salita al Colle avverrà subito dopo i ballottaggi. Berlusconi elenca i punti che intende porre all’attenzione del presidente della Repubblica: l’emergenza democratica, il mancato riconteggio delle schede elettorali, il calo “verticale” della fiducia nel governo, l’assenza di una maggioranza di centrosinistra in Senato dove l’Unione è “costretta a comprare i voti dei senatori dell’Alto Adige”, l’assenza di coesione nel centrosinistra, l’attacco nei confronti della Rai. Tutti elementi, sottolinea Berlusconi, che messi insieme dimostrano “una continuità che non appartiene alla democrazia”. Ma è sul dopo-Prodi che Berlusconi insiste.
“Il nostro obiettivo - dice, rispondendo ai dubbi manifestati da Cesa - è quello di mandare a casa Prodi e questo governo”. Inoltre, ribadisce, “abbiamo sempre detto no all’ipotesi di un governo istituzionale: se non si va al voto, dicano loro chi mettere al posto di Prodi, ma fissino anche una data per le elezioni”.
Ci tiene anche a sottolineare come le polemiche sulla leadership siano del tutto inutili: “Leader della coalizione è chi ha più voti e consensi, il resto è poesia”, taglia corto l’ex premier.
Le ultime parole sono di solidarietà nei confronti di D’Alema: “Gli faccio tanti auguri che questa vicenda possa finire come immagino debba finire: nel nulla”.
Definisce “veleni” quelli gettati contro il ministro degli Esteri e ricorda di esserne stato lui stesso vittima: “Ho una certa esperienza in materia – chiosa. Noi siamo assolutamente contrari a tutto ciò che può inquinare l’ordinato svolgimento della dialettica politica”.